Caro amico mio,
a te che sei così giovane voglio raccontare la storia di un lontano pianeta nel quale, tanti e tanti anni fa, mi sono imbattuto nel corso di uno dei miei viaggi nello spazio. Un pianeta che somigliava così tanto alla nostra amata Terra da sembrare quasi uguale. Un pianeta che gli abitanti chiamavano T.
Il nome era così breve perché i suoi abitanti avevano l’uso, chissà per quale ragione, di chiamare le cose solo con una lettera di un alfabeto casualmente molto somigliante al nostro. Ma ti dico che un po’ tutto il pianeta somigliava parecchio al nostro, anche come usi ed organizzazione.
In questo pianeta c’era un continente chiamato E.
Bellissimo, gravido di storia e di tradizioni. Una terra che avrebbe potuto considerarsi baciata dalla fortuna. Purtroppo questo continente era colpito da anni da una grave crisi economica e sociale senza che gli abitanti vedessero una via di uscita. E non era un qualcosa che noi potremmo definire stato, forse una specie di confederazione, ma mal governato. Ti basti pensare che, in alcune zone di E, il cui territorio era diviso in porzioni somiglianti a quelli che noi chiamiamo stati, gli abitanti erano stati espropriati dei risparmi di una vita, e in altre zone il rischio si faceva ogni giorno più vicino.
Nella storia del pianeta simili situazioni si erano già verificate, sia per cause naturali, quali una strana malattia simile alla nostra peste, oppure per la follia degli abitanti che si erano combattuti tra di loro in maniera sanguinosa. Addirittura in neanche un secolo una zona di E, che si chiamava G, aveva iniziato due guerre devastanti dalle quali, dopo aver devastato E, era poi uscita distrutta. I governanti di E, e delle sue porzioni, erano strani soggetti che non si preoccupavano del benessere degli abitanti, ma guardavano sempre dei curiosi simboli, simili ai nostri numeri, con i quali valutavano tutto.
Questi numeri servivano a calcolare dei valori, guarda il caso, analoghi a quelli che noi chiamiamo pil ed indebitamento. Cosa ti posso dire, si vede che la natura ha fornito a tutto l’universo uno strumentario analogo per fare i conti. Ma la cosa stranissima era che E si era data dei riferimenti fissi nel passato, come ho detto simili al nostro pil ed altro, dai quali i governanti di E non si muovevano qualunque cosa avvenisse. Mentre invece nel resto del pianeta T i governanti facevano di volta in volta quello che era più opportuno per il benessere dei propri cittadini, tipo tranquillamente gestire i loro mezzi di scambio. Sai anche E aveva una sorta di moneta chiamata, se non sbaglio, proprio E.
Questi governanti, per quanto ti possa sembrare incredibile, avevano una così strana paranoia per un fenomeno simile alla nostra inflazione, della quale non ci poteva essere rischio visto che la loro economia era in recessione da anni, da far sorgere nelle persone anche malevoli pensieri. Pareva alla popolazione che i governanti si comportassero come i nostri medici medioevali, dove al paziente debilitato toglievano il sangue affrettandone la morte. Ma c’era un fatto in effetti molto strano, una stonatura. Infatti, per una serie di ragioni complicate, alcune porzioni di E stranamente se la cavavano piuttosto bene in quei momenti. Per esempio la zona G, che era, guarda il caso, la più ferrea nel tirar fuori quei numeretti ad ogni piè sospinto. I più sospettosi insinuavano che a G non interessasse niente di quello che avveniva interno a se, e che badasse soltanto ai fatti suoi. Ma la cosa che più mi ha colpito è stato il comportamento delle altre zone di E.
Infatti, per i miei affari, mi sono trasferito nel sud di E, in una zona meravigliosa di nome I. Una terra bellissima, di storia e tradizioni millenarie, circondata da un liquido simile al nostro mare, baciata dal sole, con ricche tradizioni economiche. Purtroppo anche I era attraversata dalla crisi che ti ho detto. Le attività economiche languivano, la disoccupazione era alle stelle, il prelievo fiscale era da esproprio, i servizi si riducevano ogni giorno, crollo degli investimenti, disordini sociali che esplodevano qua e la. Sembrava un’economia di guerra senza guerra. Imperversavano strani figuri, direi una pessima versione della nostra burocrazia, che soffocavano tutto e tutti con un insieme di regole e di procedure assurde che impedivano qualunque iniziativa.
I governanti di I, da molti anni, non erano giudicati all’altezza della situazione. Magari qualcuno era stato anche animato da buona volontà, ma i risultati erano unanimemente ritenuti pessimi. Le cose andavano ogni giorno peggio, quindi anche i bambini capivano, senza bisogno di particolari studi, che chi governava stava sbagliando tutto. Ti basti pensare che tutti erano certi, un po’ ridendo ed un po’ piangendo, che i governanti di I – dove le cose andavano sempre peggio – erano contenti se i governanti di G –dove le cose andavano sempre meglio – dicevano loro che erano bravi, che dovevano continuare così, e davano loro quelle che noi definiamo pacche sulle spalle. Non ti saprei dire se quello che ti ho appena detto fosse vero o no, anche se tutti ne erano convinti in quanto ritenevano i loro governanti privi di credibilità e di carisma.
Certo, se fosse stato vero, gli abitanti di I avrebbero avuto da preoccuparsi parecchio. La popolazione di I riteneva che i suoi governanti cercassero di sviare l’attenzione con lunghi dibattiti su questioni che interessavano soltanto quella che noi chiameremmo la classe politica, tipo i nostri sistemi elettorali e cose simili. Pare infatti, ma non ho avuto modo di verificare nel dettaglio, che mentre il livello di vita della persone peggiorava ogni giorni, ci fosse in I un luogo, se ho capito bene in teoria con funzioni simili al nostro nobile ed illustre parlamento, con centinaia di persone strapagate per fare leggi che la popolazione riteneva inutili se non dannose.
In realtà la gente riteneva che i governanti si limitassero a stiracchiare una coperta sempre è più piccola e sempre più lacera, a cambiare continuamente il nome alle tasse sperando di confondere le idee alle persone, senza fare niente per invertire una tendenza mortale. Purtroppo non so poi come le cose siano andate in I perché sono dovuto ripartire in fretta per uno dei miei viaggi planetari e non ho avuto più notizie. Ma tutt’ora sono rimasto molto impressionato da quello che ho visto. Ho visto la disperazione negli occhi della gente. Ho percepito l’insensibilità di una classe politica avida ed incapace. Ho pensato di scriverti queste righe perché anche tu, che sei così giovane, sappia cosa può avvenire in una terra che potrebbe avere tutto quando è mal governata.
Non so se quelle popolazioni poi hanno trovato, come spero, una via di uscita, o se c’è stato l’abbandono di quella che noi chiamiamo la democrazia liberale o, addirittura, sono avvenute delle guerre. Speriamo che tutto sia andato per il meglio e che ciò che è avvenuto in qual lontano pianeta non debba mai avvenire nella nostra amata Europa e nella nostra meravigliosa Italia.
Con tanto affetto,
Roberto