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Smettiamo di pagare l’IMU alla Germania!

MARUFFI volume con copertina“Vien detto spirito libero colui che pensa in modo diverso da come ci si aspetterebbe in base alle sue origini, al suo ambiente, al suo ceto sociale e al suo ufficio, o in base alle opinioni dominanti. Egli è l’eccezione, gli spiriti vincolati sono la regola”.
Friedrich Wilhelm Nietzsche – da Umano, troppo umano

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Quello che l’Italia incassa ogni singolo giorno, esportando in Germania ed in Francia, se ne va, grosso modo, per pagare gli interessi sul debito pubblico dello stesso giorno. E lo stesso avviene ogni santo giorno dell’anno. Sarebbe anche interessante chiedere ad un marziano appena arrivato sulla terra, il suo giudizio su un accordo, l’unione monetaria e la conseguente introduzione dell’euro, dove uno dei contraenti, l’Italia, dopo oltre venti anni ne ha ricavato la perdita di un abbondante terzo della sua capacità pro- duttiva, disoccupazione alle stelle, tassazione da esproprio, continua riduzione dello stato sociale, debito pubblico altissimo, deflazione ovvero aumento del valore dei debiti, emigrazione, e, soprattutto, nessuna seria previsione di ripresa. L’Italia è un paese fondatore dell’Unione Europea, ha creduto profondamente nel sogno europeista, mentre, in realtà, al momento siamo in presenza solo di un mercato comune con una moneta unica, e poche altre cose in piu. Inoltre l’Italia è un contributore netto, ovvero che da all’Unione Europea più denari di quelli che riceve, e che ha, per soprammercato, negli ultimi anni contribuito con una ulteriore sessantina di miliardi, prelevati con la tassazione, ai vari fondi “salva stati”, ovvero a salvare le banche del nord Europa, da cui il titolo di questa pubblicazione. Ebbene, nonostante tutto questo impegno, l’Italia si è fatta sistematicamente strangolare. Vedremo anche come l’Italia sia stata scienti- ficamente privata di buona parte della propria base produttiva ed avviata ad un destino di in- debitato paese consumatore, e come in questi anni si siano verificati, in Europa, fenomeni economici e finanziari da paesi in via di sviluppo. Una politica economica suicida che ha por- tato l’Italia nella peggiore situazione quantomeno dalla fine della seconda guerra mondiale, se non dagli anni venti del secolo scorso. Effetti certi, consolidati, incontrovertibili, un regresso continuo senza nessun segno di miglioramento. Ultimamente c’è anche chi è sembrato credere, anime candide, ad un modestissimo ed arzigogolato piano di investimenti che sarebbe in pre- parazione da parte della Commissione europea, molto annunciato ma pochissimo finanziato, e di incerto futuro. D’altra parte chi crede di stare per affogare, si aggrappa a qualsiasi cosa. Così come il paese è pericolosamente sull’orlo di svendere quel poco di patrimonio pubblico rimasto, lampante dimostrazione di uno stato presunto insolvente che liquida a prezzi di realizzo il patrimonio per pagare i debiti. Ma una volta svenduto quel poco che resta, tassato il poco ancora tassabile, tagliato non saprei più cosa, come è possibile garantire la materiale sopravvivenza fisica delle persone, senza rimettere in moto l’economia, e quindi il lavoro e l’occupazione? Guardiamoci in faccia senza ipocrisie, il tempo delle chiacchiere è finito: al netto di alcune nostre gravi arretratezze e di alcune nostre pessime consuetudini, la situazione è tale perché l’Italia si è messa a suo tempo una serie di cappi al collo che ogni giorno di più la soffocano. E tra questi cappi ce ne è uno in particolare: una moneta troppo forte, che fa comodo solo a chi esporta in Italia, o a chi ha crediti verso gli italiani, e che ha vandalizzato il patrimonio produttivo nazionale. Vedremo anche come ad inadeguatezze politiche, ad un senso di inferiorita, e ad una capacità di autolesionismo senza pari, si è som- mata una scarsa visione dell’economia concreta.

In sostanza i governanti italiani di oltre venti anni fa, dopo aver abboccato a tutti i bluff possibili ed immaginabili, per non voler pensare ad altro, ritennero opportuno, contro ogni logica, di agganciarsi al carro monetario europeo, per intendersi tedesco. Scelta fatta sicuramente pen- sando che con quattro mezze riforme realizzate nella peggiore tradizione, ovvero raffazzonate alla meno peggio e comunque di pura facciata, oltre a risolvere alcune delle nostre magagne, spesso annose, certo, ma non mortali, ci saremo consolidati definitivamente in un grande mercato europeo, beneficiando, poveri illusi, di una moneta forte. Grandissimo risultato da ottenere senza costi, se non, meglio ancora, a spese degli altri. Un metodo di pensiero simile a quando l’Italia entrò in guerra pensando, furbescamente, di lucrare su una vittoria dell’alleato tedesco, ritenuta già scritta. E andò a finire come sappia- mo. I politici italiani di venti anni fa ritennero che l’unione monetaria era l’affare del secolo, se non del millennio, se tutto andava bene. E invece tutto èandato male. E da qui dobbiamo ripartire, senza ulteriori tentennamenti.

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